Ultim’Ora-VII-162- Washington-Teheran: finisce la guerra, riapre Hormuz. Ma è tregua armata.

Ultim’Ora-VII-162- Washington-Teheran: finisce la guerra, riapre Hormuz. Ma è tregua armata.

Kiev: la storica cattedrale messa a fuoco da attacchi russi.

Un massiccio attacco missilistico russo ha causato un devastante incendio che ha interamente distrutto il tetto della storica cattedrale della Dormizione, situata all’interno del complesso del Monastero delle Grotte di Kiev (noto come La Spečerska Lavra), un sito ufficialmente protetto come patrimonio dell’umanità UNESCO. In contemporanea, altre incursioni aeree russe hanno bersagliato la città di Kharkiv, provocando un violento incendio esteso su una superficie di oltre 1.200 metri quadrati che ha gravemente danneggiato il Museo locale, mettendo a rischio preziose collezioni artistiche e storiche. Questi pesanti bombardamenti contro due fondamentali siti culturali ucraini sono avvenuti a poche ore di distanza da due separate e cruciali conversazioni telefoniche che il presidente statunitense Donald Trump ha intrattenuto rispettivamente con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky nel tentativo di avviare canali diplomatici. [The Kyiv Independent]

Il figlio della principessa ereditaria della Norvegia condannato per stupro a quattro anni di reclusione.

Marius Borg Høiby, primogenito della principessa ereditaria di Norvegia, Mette-Marit, è stato formalmente giudicato colpevole e condannato alla pena di quattro anni di reclusione da un tribunale di Oslo; i giudici lo hanno ritenuto responsabile di due capi d’accusa per violenza sessuale, oltre che di un episodio di violenza domestica e di ulteriori reati correlati, respingendo le richieste della difesa e scuotendo profondamente l’opinione pubblica e l’istituzione monarchica del paese scandinavo. [Aftenposten]

Le banche centrali di Stati Uniti e Regno Unito si orientano a mantenere invariati i tassi d’interesse grazie alla pace con l’Iran.

La Federal Reserve statunitense si appresta a prendere la sua prima importante decisione di politica monetaria sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh, mentre le crescenti speranze di una stabilizzazione in Medio Oriente allentano la morsa dell’inflazione globale sulle materie prime; in questo scenario macroeconomico, sia la banca centrale americana sia la Bank of England dovrebbero mantenere i tassi d’interesse stabili nel corso della settimana. [The Guardian]

La prossima pandemia non aspetterà: Lula e il direttore dell’Oms chiedono ai leader mondiali di finalizzare l’accordo sulle pandemie.

Mentre la nuova e preoccupante epidemia di virus Ebola continua a diffondersi rapidamente nella Repubblica Democratica del Congo, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, hanno lanciato un appello urgente e congiunto affinché le grandi potenze firmino il trattato globale sulle pandemie, uno strumento normativo nato dopo l’esperienza del Covid per coordinare i soccorsi e la distribuzione dei vaccini che rischia però il definitivo stallo politico. [The Guardian]

Il primo ministro spagnolo affronta una settimana difficile: la moglie e il suo predecessore e mentore convocati dai giudici.

Il capo del governo di Madrid, Pedro Sánchez, si trova dinanzi a una delle settimane più complicate del suo mandato politico: la moglie Begoña Gómez è stata infatti formalmente rinviata a giudizio con pesanti accuse, mentre il suo influente predecessore socialista José Luis Rodríguez Zapatero è finito sotto indagine giudiziaria per presunti reati finanziari e amministrativi, tra cui l’ipotesi di reato di traffico di influenze. [The Guardian]

Palestina: le prime elezioni presidenziali dopo l’era Abbas si svolgeranno all’inizio del 2027.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha emanato un decreto che indice le elezioni presidenziali per l’inizio del 2027 e le elezioni legislative per il prossimo novembre. Non è chiaro se il novantenne Abbas intenda ricandidarsi. Abbas è stato eletto alla presidenza nel lontano 2005 con un mandato originario che sarebbe dovuto scadere nel 2009; da allora, a causa delle forti divisioni interne con Hamas, il suo mandato è stato ripetutamente esteso senza alcuna votazione, portandolo a governare esclusivamente tramite decreti presidenziali e sollevando critiche sia sul fronte interno sia a livello internazionale. [Asharq al Awsat]

In Ungheria i parlamentari limitano in costituzione il mandato del primo ministro a otto anni per evitare il ritorno di Viktor Orbán.

Con 135 voti favorevoli, 50 contrari e sei astensioni, l’Assemblea Nazionale ungherese ha approvato un emendamento costituzionale che introduce un tetto massimo di otto anni, consecutivi o meno, per l’esercizio della carica di primo ministro; questo provvedimento di legge è stato esplicitamente concepito dalle attuali forze politiche per sbarrare la strada a qualunque tentativo di ritorno al potere da parte dell’ex leader conservatore Viktor Orbán. [Le Monde]

Etiopia: le autorità dissidenti del Tigrè si preparano alla guerra.

Mentre le relazioni politiche e diplomatiche con il governo federale di Addis Abeba guidato dal primo ministro Abiy Ahmed continuano a deteriorarsi pericolosamente e minacciano i fragili accordi passati, il movimento nazionalista che controlla militarmente la regione settentrionale del Tigrè ha avviato sul territorio una massiccia e aggressiva campagna di reclutamento forzato rivolta a tutti gli uomini in età da combattimento, facendo temere l’imminente ripresa di un conflitto civile su larga scala. [Le Monde]

In India il sito di Bhimbetka, straordinaria galleria d’arte rupestre, non ha ancora svelato tutti i suoi segreti.

Inserito ufficialmente dall’UNESCO nell’elenco dei siti patrimonio mondiale dell’umanità nel 2003, lo straordinario complesso archeologico di Bhimbetka custodisce intatta una serie di pitture rupestri preistoriche che coprono un arco temporale lunghissimo, dal mesolitico fino al Medioevo. Collocate nel cuore profondo della giungla indiana, queste opere raffigurano scene di caccia, rituali sacri e momenti di vita familiare quotidiana, preservate per millenni all’interno di centinaia di ripari rocciosi naturali; oggi, tuttavia, questo immenso tesoro archeologico è gravemente minacciato dal turismo di massa incontrollato, dai fenomeni di erosione della pietra e dagli effetti distruttivi del cambiamento climatico. [Le Monde]

Milioni di dispositivi domestici digitali alimentano segretamente i cyberattacchi

Aziende straniere senza scrupoli trasformano economici gadget tecnologici d’importazione in armi informatiche capaci di sferrare alcuni dei cyberattacchi più distruttivi mai registrati nella storia recente. Milioni di elettrodomestici e dispositivi elettronici di uso comune, specialmente le imitazioni a basso costo acquistate in rete, risultano infettati da un’applicazione malevola silenziosa nota come “codice proxy residenziale”; questo sistema fornisce a pirati e criminali informatici una vera e propria porta sul retro per accedere indisturbati alle reti Wi-Fi domestiche. Secondo i dati della Digital Citizens Alliance, negli Stati Uniti sarebbero attualmente attivi oltre 20 milioni di questi varchi informatici. [The Wall Street Journal]

Il Kenya pagherà un risarcimento a quasi 2.000 vittime delle proteste violente.

Il governo del Kenya stanzierà un risarcimento economico a beneficio di quasi 2.000 cittadini che hanno subito violazioni dei diritti umani nel corso delle recenti sommosse popolari. La misura rappresenta un rarissimo esempio di riparazione nazionale gestito al di fuori dei canali giudiziari ordinari. Le violente manifestazioni nel paese africano, inclusi i recenti scontri scoppiati attorno a un centro di quarantena per l’Ebola destinato ai cittadini statunitensi che hanno provocato tre vittime, hanno causato centinaia di morti, feriti gravi e ingenti danni commerciali; il pagamento complessivo, pari a circa 15 milioni di dollari, inizierà la prossima settimana dopo una fase di verifica dei requisiti da parte d’una apposita commissione statale. [Associated Press]

Almeno 31 morti in Etiopia a causa del tragico incidente di un autobus

Un autobus di linea gravemente sovraffollato e proveniente dalla zona di Dessie era diretto verso la capitale Addis Abeba nelle prime ore di lunedì quando, secondo i rilievi effettuati dalla polizia locale, è improvvisamente uscito di strada precipitando in un profondo burrone. Molti passeggeri sono deceduti sul colpo o nelle ore successive a causa dei drammatici ritardi nei soccorsi d’emergenza, legati alla totale assenza di infrastrutture mediche di base e di servizi di ambulanza nella zona. Il tratto stradale teatro della tragedia si snoda lungo un territorio collinare impervio ed è storicamente noto per la sua estrema pericolosità; un simile e altrettanto grave incidente stradale avvenuto in Etiopia nella regione meridionale di Sidama, nel dicembre del 2024, aveva provocato 66 vittime. [Associated Press]

Al G7 gli alleati pianificano un futuro mondiale meno dipendente dagli Stati Uniti.

Dopo aver trascorso quasi un decennio a cercare di gestire l’imprevedibilità politica di Donald Trump, i leader delle principali potenze europee modificheranno radicalmente il proprio approccio durante il prossimo vertice del G7, strutturando nuove tutele e strategie economiche interne per bilanciare la cooperazione transatlantica con una crescente e organizzata resistenza di fronte alle forti pressioni e ai dazi commerciali provenienti da Washington. [The Washington Post]

Trump mirava a rovesciare il regime iraniano ma ha dovuto accontentarsi della riapertura di Hormuz.

Il nuovo accordo internazionale che sta faticosamente emergendo pone fine a una guerra commerciale e militare estremamente dispendiosa per le casse statunitensi, ma lascia intatto il potere dei vertici della Repubblica Islamica e rimanda il futuro del programma nucleare iraniano a nuovi e incerti tavoli di negoziazione, dimostrando come Donald Trump abbia alla fine accettato condizioni molto inferiori rispetto agli obiettivi di totale sottomissione del regime che si era prefissato all’inizio del conflitto. [The Washington Post]

Iran e Stati Uniti raggiungono un accordo per porre fine alla guerra su tutti i fronti.

Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran ha confermato che il Memorandum d’Intesa di Islamabad, annunciato lunedì mattina da Teheran e Washington, sancirà la fine definitiva dei combattimenti su tutti i fronti bellici, inclusi i territori del Libano, evidenziando come i precedenti tentativi dell’amministrazione guidata da Donald Trump di modificare unilateralmente le regole del gioco e tradire l’approccio diplomatico siano interamente falliti. In base ai termini concordati in Pakistan, la gestione strategica e la regolamentazione del traffico marittimo e della sicurezza all’interno dello Stretto di Hormuz rimarranno sotto la diretta giurisdizione congiunta di Iran e Oman. [Tehran Times]

Con l’accordo sull’Iran di Trump le guerre del 7 ottobre sono finite, ma Israele ora non sa cosa fare.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva solennemente promesso la nascita di un nuovo Medio Oriente e il conseguimento di una vittoria totale sui nemici del paese, ma non essendo riuscito a bloccare l’accordo fortemente problematico tra Donald Trump e l’Iran, il governo di Gerusalemme si ritrova isolato, vulnerabile e privo di una strategia definita all’interno di una regione radicalmente mutata. Diversi ministri israeliani hanno già ribadito che Israele non si riterrà in alcun modo vincolato dalle clausole del patto, mentre i leader dell’opposizione unita scagliano durissime critiche contro Netanyahu, definendo la situazione attuale come un fallimento politico assoluto e distruttivo. [The Times of Israel]

Il ministro della difesa assicura che le forze israeliane rimarranno nel Libano meridionale.

Il ministro della difesa di Israele sostiene che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) non abbandoneranno le posizioni strategiche nel Libano meridionale e che colpiranno l’Iran con estrema durezza se necessario, nonostante i termini del Memorandum d’Intesa siglato tra Donald Trump e Teheran impongano la fine immediata dei combattimenti nell’area libanese. [The Times of Israel]

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno annunciato ufficialmente di aver raggiunto un accordo formale sui termini per porre fine al loro conflitto armato e procedere alla tempestiva riapertura dello Stretto di Hormuz, una notizia che ha immediatamente portato un forte sollievo sui mercati finanziari ed energetici globali con un netto ribasso dei prezzi del petrolio. Tuttavia, l’effettiva tenuta del patto potrebbe dipendere strettamente dagli sviluppi sul campo nel Libano meridionale e, per il momento, rinvia a futuri e complessi negoziati la spinosa questione del programma nucleare di Teheran. Questo accordo quadro rappresenta la svolta più significativa per la risoluzione di una guerra scoppiata nel mese di febbraio con le incursioni aeree congiunte statunitensi e israeliani sul territorio iraniano, degenerando poi in un vasto conflitto regionale con migliaia di vittime, sconvolgendo le rotte commerciali marittime e alimentando lo spettro di una pesante recessione economica globale. [Reuters]

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