Occhio per occhio: la Colombia aumenta al 100% i dazi sulle importazioni dall’Ecuador.
La misura rappresenta una risposta simmetrica all’aumento delle tariffe annunciato da Quito, mentre gli esportatori di entrambi i paesi chiedono ai governi di fermarsi prima di compromettere decenni di integrazione commerciale. Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate quando l’Ecuador ha imposto dazi doganali sulla Colombia come tattica di pressione per spingere Bogotá a rafforzare la sicurezza al confine comune. [El Cronista]
Il primo ministro appare molto vulnerabile, mentre si aprono i seggi e crescono le critiche anche all’interno delle istituzioni che il suo partito controllava completamente. [The New York Times]
India: scherza con chi vuoi ma non toccare Modi.
Il primo ministro indiano Modi sembra essere stato colto di sorpresa dal conflitto e vignettisti e comici indiani non hanno perso l’occasione per farne oggetto della loro satira. Il comico Pulkit Mani, ad esempio, ha imitato in modo pungente l’esuberanza e gli abbracci impacciati di Modi durante gli incontri con i leader mondiali. Anche la censura si è subito mossa. Diversi profili, tra cui quello di Mani, sono stati bloccati su richiesta delle autorità. [npr]
Il Regno Unito sospende la cessione delle isole Chagos per compiacere Trump.
Il presidente degli Stati Uniti, che ha cambiato idea più volte sulla questione, aveva avvertito Starmer che, cedere alle Mauritius le isole Chagos, dove ha sede la base militare congiunta USA-Regno Unito Diego Garcia, sarebbe stato “un grosso errore”. [Politico]
Libano e Stati Uniti chiedono a Israele una “pausa” nei combattimenti.
Secondo due fonti accreditate, il governo libanese e l’amministrazione Trump hanno chiesto a Israele una “pausa” negli attacchi contro Hezbollah prima dell’inizio dei negoziati diretti. [Axios]
Almeno 600 delle 1.500 stazioni di servizio presenti in Irlanda erano rimaste senza carburante a causa del blocco. [Irish Independent]
Gibuti: il presidente Ismail Omar Guelleh si aggiudica il sesto mandato consecutivo.
Al potere dal 1999, il 79enne presidente ha ottenuto il 97% dei voti, secondo i risultati ufficiali. [Al Jazeera]
Francia: bambino di nove anni tenuto prigioniero in un furgone dal padre per oltre un anno.
Venerdì pomeriggio, il piccolo villaggio di Hagenbach, vicino a Mulhouse, in Alsazia, ha appreso che un bambino di 9 anni del villaggio era stato sequestrato dal padre per oltre un anno in un furgone parcheggiato davanti alla casa di famiglia al primo piano di un condominio, a dire del genitore “per proteggerlo dalla matrigna” che non lo sopportava e voleva farlo internare in un ospedale psichiatrico. [Le Parisien]
La Cina starebbe inviando armi all’Iran, nonostante il fragile cessate il fuoco.
Secondo funzionari americani, la Cina avrebbe spedito missili all’Iran e permetterebbe ad alcune aziende di vendere a Teheran componenti militari. assumendo un ruolo più attivo nella guerra con l’Iran. [CNN]
Tre superpetroliere non iraniane attraversano lo stretto di Hormuz.
Due superpetroliere cinesi cariche di greggio hanno attraversato lo stretto poche ore dopo il passaggio di una nave greca, segnando un significativo aumento del traffico a pochi giorni dall’annuncio del fragile cessate il fuoco. [Bloomberg]
Lo stallo navale a Hormuz dimostra l’alta posta in gioco nei colloqui tra Stati Uniti e Iran.
“Questo è l’ultimo avvertimento”, ha comunicato via radio l’Iran, mentre due cacciatorpediniere statunitensi hanno cercato di mettere alla prova il suo controllo del corso d’acqua. [The Wall Street Journal.]
Teheran non è più in grado di localizzare e bonificare rapidamente le mine che ha posizionato nella strategica via navigabile, complicando così le richieste dell’amministrazione Trump per una riapertura totale. [Y Net]
In Algeria, la città di Sant’Agostino attende con ansia la visita dell’agostiniano papa Leone.
Sulla splendida costa mediterranea dell’Algeria, Annaba, l’antica città natale di Sant’Agostino, si prepara ad accogliere la prima visita di un pontefice cattolico nel paese. [France 24]
UN Watch, l’organizzazione non governativa indipendente con sede a Ginevra, chiede a Canada, Francia, Spagna, Norvegia, Paesi Bassi, Australia, Regno Unito e altre democrazie di spiegare perché abbiano contribuito all’elezione di rappresentanti di paesi che violano ripetutamente i diritti umani in organi chiave preposti alla supervisione dei diritti umani. Mercoledì, il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite, composto da 54 nazioni, ha votato per l’accoglimento dell’Iran nel Comitato per il programma e il coordinamento delle Nazioni Unite, che si riunirà il mese prossimo per definire le politiche in materia di diritti delle donne, diritti umani, disarmo e prevenzione del terrorismo. Successivamente, l’ECOSOC ha cooptato per acclamazione Cina, Cuba, Nicaragua, Arabia Saudita e Sudan nell’influente Comitato sulle ONG, che sovrintende al lavoro, all’accreditamento e all’accesso alle Nazioni Unite di migliaia di gruppi per i diritti umani e della società civile che godono dello status consultivo presso l’organismo mondiale. Gli Stati Uniti sono stati l’unico membro ECOSOC a sollevare obiezioni, affermando che Iran, Cuba e Nicaragua non erano “idonei”. [UN Watch]
Centinaia di persone avevano manifestato in Trafalgar Square in favore del gruppo. A febbraio, l’Alta Corte britannica aveva stabilito che la decisione del governo di mettere al bando Palestine Action, classificandola come organizzazione terroristica, era illegittima. [Associated Press]
L’Iraq elegge il curdo Nizar Amidi come presidente.
L’elezione di Nizar Amidi, esponente di uno dei due principali partiti curdi del paese, giunge in un momento in cui l’Iraq è ancora sotto shock per le conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’Iraq si è trovato suo malgrado nel mezzo del conflitto, con milizie sostenute dall’Iran che hanno lanciato attacchi contro basi e sedi diplomatiche statunitensi, nonché contro infrastrutture energetiche critiche. Stati Uniti e Israele hanno reagito con incursioni aeree contro le milizie, causando fra l’altro la morte di membri dell’esercito iracheno. [Associated Press]
Migliaia di indigeni hanno sfilato nella capitale brasiliana per protestare contro quelle che definiscono violazioni dei loro diritti territoriali da parte di grandi aziende che portano avanti progetti agricoli, di disboscamento e minerari. Gli esponenti indigeni fanno pressioni sul presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che ha sostenuto i loro diritti e la tutela dell’ambiente nella più grande nazione dell’America Latina, pur promuovendo progetti petroliferi, agricoli e industriali che sembrano contraddire tali obiettivi. [Associated Press]
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