Portogallo: primo giorno di campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 18 gennaio.
11 candidati, un numero record, si contendono la presidenza. Se nessuno ottiene più della metà dei voti validi, l’8 febbraio si andrà al ballottaggio. Tra gli undici candidati, oltre ai soliti nomi della politica portoghese, figura una donna (sostenuta dal blocco di sinistra), un sindacalista, un pittore e un musicista. [Expresso]
Grecia: problemi di comunicazione radio gettano nel caos il traffico aereo.
Gli aeroporti greci hanno sospeso arrivi e partenze a causa di disturbi alle frequenze radio. Alcuni voli sono ripresi solo nel pomeriggio. Il presidente dell’associazione dei controllori di volo ha escluso un attacco informatico, lamentando che “i sistemi radio del paese sono vecchi come il mondo”. [I Kathimerini]
La Corea del Nord lancia missili balistici mentre il presidente sudcoreano parte per la Cina.
I lanci sono avvenuti mentre Lee Jae Myung partiva per una visita di stato di quattro giorni in Cina su invito del presidente cinese Xi Jinping. All’ordine del giorno dovrebbe figurare la questione della denuclearizzazione della Corea del Nord. [JoongAng]
Ad oggi la commissione ha ricevuto oltre un milione di registrazioni di voto anticipato, circa la metà del record del 2023. [Bangkok Post]
I banditi, che si dice provenissero dal Parco Nazionale del Lago Kainji, avrebbero attaccato il mercato di un villaggio nel distretto di Kabe, nell’area del governo locale di Borgu, dandolo alle fiamme, dopo avere saccheggiato generi alimentari e altre merci. [Daily Post, Nigeria]
Bombe teleguidate hanno colpito i tunnel in un sito vicino alla città di Palmira. [The Sunday Times]
La giunta birmana libera centinaia di prigionieri per la festa dell’indipendenza.
Una dozzina di autobus pieni di prigionieri liberati sono stati visti uscire dal carcere di Insein a Yangon, mentre alcuni salutavano la folla di parenti e amici accorsi. Il Myanmar, colonia britannica fin dalla fine del XIX secolo, ha riacquistato l’indipendenza il 4 gennaio 1948. [The Straits Times]
Il primo ministro dà un segnale inequivocabile sugli obiettivi del governo nei confronti di Bruxelles. [The Guardian]
La “putinizzazione” della politica estera statunitense è arrivata in Venezuela.
Trump non sta più infrangendo le regole: le sta demolendo, con conseguenze che vanno ben oltre Caracas. L’attacco al Venezuela suggerisce che il fascino delle terre straniere, del petrolio e dei minerali brilla di più del premio Nobel. In Venezuela Trump ha potuto fare facilmente quello che Putin non era riuscito a fare con Zelensky. [The Guardian]
Trump lancia la “dottrina Don-roe” mentre spiega l’operazione in Venezuela.
Il presidente Trump afferma che l’operazione Venezuela, culminata con attacchi alla capitale e la cattura di Maduro, faceva parte di quella che lui stesso ha definito la “Dottrina Don-roe”, un ibrido “Don(ald-Mon)roe). [The Hill]
Trump va a caccia di mostri, senza alcun senso della legalità.
Dopo la cattura di Maduro, viene in mente la “regola del chi rompe paga” di Colin Powell, una costante spinta verso l’universalismo nella politica estera statunitense alla quale si unisce una ricorrente tentazione di crociata. La forza di questa spinta aumenta e diminuisce, in funzione del successo o del fallimento dell’ultima iniziativa. [The Washington Post]
Trump ha iniziato con il Venezuela, ma potrebbe non fermarsi lì.
“La Dottrina Monroe è una questione importante, ma l’abbiamo superata di molto”, ha detto Trump a Mar-a-Lago. “Con la nostra nuova strategia per la sicurezza nazionale, il predominio americano nell’emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione”. Trump ha anche affermato che anche il presidente della Colombia, Gustavo Petro, dovrebbe “fare attenzione” e a Fox News ha aggiunto che “bisogna fare qualcosa con il Messico”. Anche Cuba è senza dubbio nell’agenda di politica estera degli Stati Uniti, guidata da Rubio, i cui genitori sono cubano-americani. Trump, infine, non fa mistero della sua volontà di mettere le mani sulle ricchezze minerarie di altri paesi, dall’Ucraina al Congo, senza tralasciare la Groenlandia. [BBC]
Almeno 40 persone sono morte nell’attacco statunitense.
Il presidente Trump, parlando a Fox News, ha affermato che nessun soldato americano è stato ucciso. Ha tuttavia lasciato intendere che alcuni militari siano rimasti feriti. Due funzionari statunitensi, parlando a condizione di anonimato, hanno affermato che almeno sei soldati sono rimasti feriti. Il generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, più tardi, in una conferenza stampa a Mar-a-Lago con Trump, ha dichiarato che gli elicotteri statunitensi che trasportavano Nicolás Maduro e sua moglie erano stati attaccati e che un elicottero è stato colpito, ma che “ha continuato a volare”. [The New York Times]
La cattura di Maduro è certamente oggetto di attenta analisi da parte di Pechino, che ha già dimostrato la sua capacità di attaccare Taiwan con le ultime esercitazioni dell’Esercito Popolare di Liberazione intorno all’isola. [South China Morning Post]
Il ritorno dell’imperialismo predatorio degli Stati Uniti.
L’attacco dell’esercito statunitense a Caracas e la cattura di Maduro dimostrano come Washington rivendichi pieni diritti su quello che considera il suo cortile di casa. [Le Monde]
Mentre radio e televisioni riferivano dell’arresto di Maduro, Caracas si è svegliata con lunghe file di persone in cerca di cibo, davanti ai pochissimi negozi aperti. Per i venezuelani la priorità è la ricerca di cibo e poco importa se Delcy Rodríguez assumerà la presidenza più contestata dal 2020, grazie ad un processo elettorale irregolare e tra accuse di brogli da parte dell’opposizione guidata da María Corina Machado ed Edmundo González Urritia dopo le elezioni del 28 luglio 2024. Delcy Rodríguez è un’intransigente seguace del chavismo ma, secondo Trump, sarebbe “disposta a fare ciò che gli USA ritengono necessario per rendere di nuovo grande il Venezuela”. [El Nacional]
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